74) Gramsci. Il Principe di Machiavelli.
Gramsci osserva che il libro di Machiavelli presenta due momenti
distinti, quello teorico-scientifico, evidente nella stesura della
quasi totalit dell'opera, e quello della passione politica, che
emerge con forza nella parte finale. A ben vedere per questi due
momenti sono come un tutt'uno di grande efficacia propositiva.
A. Gramsci, Noterelle sulla politica di Machiavelli (Q.
trentesimo) (pagina 381).

 Noterelle sulla politica del Machiavelli. Il carattere
fondamentale del Principe  quello di non essere una trattazione
sistematica, ma un libro vivente, in cui l'ideologia politica e
la scienza politica si fondono nella forma drammatica del mito.
Tra l'utopia e il trattato scolastico, le forme in cui la scienza
politica si configurava fino al Machiavelli, questi dette alla sua
concezione la forma fantastica e artistica, per cui l'elemento
dottrinale e razionale s'impersona in un condottiero, che
rappresenta plasticamente e antropomorficamente il simbolo della
volont collettiva. Il processo di formazione di una determinata
volont collettiva, per un determinato fine politico, viene
rappresentato non attraverso disquisizioni e classificazioni
pedantesche di princpi e criteri di un metodo d'azione, ma come
qualit, tratti caratteristici, doveri, necessit di una concreta
persona, ci che fa operare la fantasia artistica di chi si vuol
convincere e d una pi concreta forma alle passioni politiche.
Il Principe del Machiavelli potrebbe essere studiato come una
esemplificazione storica del mito sorelliano, cio di una
ideologia politica che si presenta non come fredda utopia n come
dottrinario raziocinio, ma come una creazione di fantasia concreta
che opera su un popolo disposto e polverizzato per suscitarne e
organizzarne la volont collettiva. Il carattere utopistico del
Principe  nel fatto che il Principe non esisteva nella realt
storica, non si presentava al popolo italiano con caratteri di
immediatezza obiettiva, ma era una pura astrazione dottrinaria, il
simbolo del capo, del condottiero ideale; ma gli elementi
passionali, mitici, contenuti nell'intiero volumetto, con mossa
drammatica di grande effetto, si riassumono e diventano vivi nella
conclusione, nell'invocazione di un principe, realmente
esistente. Nell'intiero volumetto Machiavelli tratta di come deve
essere il Principe per condurre un popolo alla fondazione del
nuovo Stato, e la trattazione  condotta con rigore logico, con
distacco scientifico; nella conclusione il Machiavelli stesso si
fa popolo, si confonde col popolo, ma non con un popolo
genericamente inteso, ma col popolo che il Machiavelli ha
convinto con la sua trattazione precedente, di cui egli diventa e
si sente coscienza ed espressione, si sente medesimezza: pare che
tutto il lavoro logico non sia che un'autoriflessione del
popolo, un ragionamento interno, che si fa nella coscienza
popolare e che ha la sua conclusione in un grido appassionato,
immediato. La passione, da ragionamento su se stessa, ridiventa
affetto, febbre, fanatismo d'azione. Ecco perch l'epilogo del
Principe non  qualcosa di estrinseco, di appiccicato
dall'esterno, di retorico, ma deve essere spiegato come elemento
necessario dell'opera, anzi come quell'elemento che riverbera la
sua vera luce su tutta l'opera e ne fa come un manifesto
politico.
A. Gramsci, Note su Machiavelli, Editori Riuniti, Roma, 1971,
pagine 17-18.
